La Lettera dei vescovi calabresi: la messa di Natale della notte non sarà celebrata

di Luigi Mariano Guzzo

       Per contemperare le esigenze spirituali con la disposizione governativa del “coprifuoco” alle ore 22, volta a contrastare il diffondersi del contagio da Coronavirus, in questo Natale, la Messa della Notte non sarà celebrata. Dovrà, quindi, essere utilizzato il formulario della Messa vespertina della Vigilia, da svolgersi – preferibilmente – tra le ore 17 e le 20. E, in tale occasione, il “Bambinello” può già essere deposto nel presepe. È quanto comunicano i vescovi calabresi nella Lettera, “Incontro al Natale del Signore. Lo contempliamo nei suoi misteri”. Ma deve essere chiaro – affermano i vescovi – che ciò non deve essere visto “né come limitazione né come mortificazione di una consuetudine vissuta da sempre e ben radicata”, bensì come una conseguenza pragmatica dei comportamenti responsabili che, in questa emergenza pandemica, tutti sono chiamati ad assumere. D’altronde, all’inizio della Lettera si ricorda che la Chiesa “vive nella storia e nel tempo”. 

         Ci sono diversi aspetti che rendono questo documento particolarmente importante (e, senz’altro, potrebbe essere utilizzato come modello da altre conferenze episcopali in Italia e nel mondo). Innanzitutto, la circostanza che il documento è firmato dagli “Arcivescovi e Vescovi della Calabria”. La scelta, da un lato, non scalfisce le prerogative dei vescovi nelle singole diocesi (si parla di Chiese, al plurale) e, dall’altro, valorizza i principi della collegialità episcopale e della comunione tra le Chiese. 

         Inoltre, nella Lettera è posto l’accento sul rapporto tra l’obbedienza alla legge civile e il rispetto delle convinzioni e norme religiose. I vescovi avvertono “la responsabilità di continuare a mantenere vivo il senso autentico dello spirito cristiano” e, al contempo, non vogliono sottrarsi alle “leggi civili che, in questo contesto pandemico, sono state previste per il bene della collettività”. Il tentativo è, quindi, quello di “inglobare” l’osservanza delle leggi dello Stato a quella delle “norme liturgiche, provenienti dalla sapienza e dalla tradizione della Chiesa”.

         E’, poi, interessante sottolineare che la decisione dei vescovi non è da interpretare come una imposizione dell’autorità ecclesiastica, ma vuole essere la proposta di un autentico cammino di fede. C’è una forte dimensione narrativa in questo documento che presenta, chiaramente, un carattere normativo, cioè di regolamentazione giuridica della vita comunitaria. La Chiesa – sottolineano i pastori – è “madre e maestra”. L’invito è, quindi, di andare, idealmente, alla “scuola della Chiesa” e di comprendere, anche dal punto di vista liturgico, i motivi logici per i quali, pur non potendo essere celebrata la Messa della Notte, si vive la stessa “solennità del Natale” con la Messa vespertina della Vigilia. D’altronde, spiegano i vescovi, le solennità cominciano con i Primi Vespri, da celebrarsi il giorno precedente, e già il canto della “Gloria” esprime che si è dentro il Natale. Così, anche se la Messa è quella della Vigilia, sarà già possibile proclamare, prima della funzione, il “Kalenda” del Martirologio Romano, cioè l’annuncio liturgico del Natale del Signore che radica la nascita del Figlio di Dio nella storia dell’uomo, nonché deporre il “Bambinello” nel presepe. È ovviamente vietato il tradizionale “bacio del Bambinello” per il rispetto delle misure igieniche e di sicurezza anti-Covid.

         I vescovi offrono pure alcune proposte per vivere una dimensione domestica del Natale, in famiglia, a partire dal repertorio della pietà popolare. Il suggerimento è quello di “curare” situazioni tipicamente familiari, dando ad esse valore spirituale: l’inaugurazione del presepe domestico, l’inaugurazione dell’albero di Natale e la cena di Natale, in cui la famiglia cristiana dovrà “benedire la mensa” e ringraziare il Signore del dono del cibo. Il tutto, però, ricordandosi delle situazioni di necessità e di bisogno. E allora questo Natale, ci dicono i vescovi, dovrà essere primariamente un Natale di carità. Soltanto così la nascita del Signore potrà ritenersi contemplata pienamente nei suoi misteri.

Il Quotidiano del Sud, 10 dicembre 2020

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