Due nuove beate per la Calabria dei diritti

di Luigi Mariano Guzzo

Maria Antonia Samà e Nuccia Tolomeo sono beate. Dopo lunghe indagini canoniche volte ad accertare l’esercizio delle virtù eroiche, la Chiesa le ha elevate agli onori degli altari, nel corso di una solenne celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Marcello Semeraro, delegato del Papa, nella basilica del capoluogo di regione. Si tratta delle prime due beate nella storia plurisecolare delle realtà diocesane di Catanzaro e di Squillace, che dal 1986 sono fuse nell’unica arcidiocesi di Catanzaro-Squillace. Le prime due, ovviamente,  riconosciute in via ufficiale a valle di procedimenti canonici, ma che non esauriscono la fioritura di santità sperimentata e vissuta alle nostre latitudini in due millenni di cristianesimo. Finalmente, oggi la Chiesa individua e riconosce Maria Antonia Samà e Nuccia Tolomeo come modelli di vita cristiana. Sono entrambe donne, entrambe laiche, entrambe disabili, che hanno vissuto interamente le loro lunghe esistenze in stanze di pochi metri quadrati:  in un letto con le ginocchia alzate, a Sant’Andrea sullo Jonio, la prima, su una poltrona, a Catanzaro, la seconda. Entrambe figlie del nostro Sud, di quel Sud, che, specie in alcuni contesti, è stato ed è povertà, emarginazione, svantaggio economico e culturale. E allora deve essere chiaro che queste due beatificazioni non rappresentano una questione solo interna alla  Chiesa catanzarese.

È, al contrario, un evento  che interpella l’intera società civile, credenti e non credenti perché rappresenta in maniera chiara la posizione di riscatto di tutte quelle persone che vivono situazioni di “discriminazioni multiple” – come le definiscono gli atti dell’Unione Europea-, in cui si incontrano più fattori di discriminazione: nel nostro caso, la condizione femminile, quella disabile, lo svantaggio economico e sociale. Nelle vite di Maria Antonia Samà e e di Nuccia Tolomeo  sono racchiuse le vita di tante, numerosissime, donne disabili meridionali che sperimentano sofferenze discriminazioni di ogni tipo. Anzi, di donne e di uomini, in maniera inclusiva. Queste esistenze ci toccano da vicino e reclamano l’impegno per una società accessibile, più giusta, a dimensione di tutte e di tutti. E allora è davvero festa in Calabria per le due nuove beate. A patto, però, che sia l’occasione per mettere in moto un processo di conversione integrale, che coinvolga l’intera collettività. L’impegno deve essere quello di dare più spazio alle donne, di garantire l’effettività dei diritti ai disabili, di eliminare le forme di emarginazione sociale e culturale. In queste beatificazioni c’è già il programma di sviluppo dei nostri territori. Così, la Chiesa non soltanto offre esemplari testimonianza di vita Cristiana ma ci consegna un vero e proprio programma politico per quanti sono chiamati a governare la nostra regione. Non possiamo tirarci indietro. 

Il Quotidiano del Sud, 4 ottobre 2021

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