2 novembre, in ricordo del Prof. Mario Casaburi: una ricerca condotta dai suoi studenti

In occasione del 2 novembre, commemorazione dei fedeli defunti, pubblico qui un mio articolo comparso su “Il Quotidiano del Sud” il 31 ottobre 2020. L’invito è di riprendere in mano una ricerca condotta, quasi vent’anni addietro, dagli studenti del Liceo Scientifico “Siciliani” di Catanzaro, e coordinata dal Prof. Mario Casaburi, sulle lapidi dei cimiteri di Catanzaro, Gagliano e Marcellinara. In quegli anni ero anch’io suo studente (nella sezione “C”, non coinvolta in questa specifica attività), e ricordo bene quanto a molti potesse apparire inusuale la proposta di ricerca del “mio” Prof. Casaburi. Eppure, l’alto valore formativo è ancora oggi testimoniato dalle pagine pubblicate sull’Annuario del Liceo “Siciliani”, che inserisco in allegato alla fine dell’articolo. Un’ultima nota: sono stato vicino al Prof. Casaburi negli ultimi anni della grave malattia che l’ha colpito. Verrà poi a mancare il 2 novembre 2014 (già, proprio oggi ne ricorre l’anniversario!). Credo che di lui davvero si possa dire che è morto per come ha vissuto, accettando con sapienza – quella che viene dallo studio dei testi della letteratura greca, latina e del pensiero cristiano – e con fede – quella che matura liberamente dal cuore – la sofferenza, il dolore, il distacco e la finitudine di una condizione umana, che aspira alla luce dell’Eterna vita.


di Luigi Mariano Guzzo

“Sol chi non lascia eredità di affetti/ poca gioia ha dell’urna …”. I versi di Ugo Foscolo (“Dei Sepolcri”, 41-42) offrono l’incipit alla ricerca sulle lapidi dei cimiteri di Catanzaro, Gagliano e Marcellinara condotta, quasi venti anni addietro, da un gruppo di studenti del Liceo Scientifico “Luigi Siciliani”, sotto la guida di un professore di italiano, latino e greco, i cui saggi sulla Storia moderna e contemporanea del Mezzogiorno rappresentano ormai basi imprescindibili per la bibliografia in materia: Mario Casaburi. Intellettuale di primo piano, storico raffinato – era allievo di Augusto Placanica -, educatore attento, scrittore prolifico – collaborava pure con il nostro giornale -, Casaburi ha coordinato un lavoro di ricerca sul “significato e sul valore della morte e sulla continuità tra vivi e morti”, i cui risultati possono oggi leggersi sull’Annuario 2003/2004 del Liceo “Siciliani” (a condurre la ricerca sono stati gli studenti: Laura Agosteo, Giulia Benincasa, Gaia Cannizzaro, Nicoletta Garisto, Salvatore Quattromani Piterà, Giuseppe Sacco, Maria Scrivo, Ada Vero, della classe II A). Ben precise le fonti di ricerca: le lapidi.

È di grande interesse riprendere oggi questo studio. Nelle prime righe del lavoro è sottolineato come il progetto sia potuto apparire inusuale: “dialogare con i morti è sembrato qualcosa di lugubre e di strano ad alcuni compagni e ad alcuni adulti, che con scetticismo e sufficienza hanno accolto l’idea di una ricerca sulle lapidi dei cimiteri”. In un’epoca che esorcizza l’idea della morte, la ricerca dimostra che “il rapporto tra vivi e morti è stato ed è straordinariamente ricco di umanità, di coinvolgimento emotivo e di continuità di affetti e di valori”. Molteplici sono gli spunti di riflessione, che vanno dalle concezioni della vita ultraterrena all’analisi linguistica degli epitaffi, fino all’attualizzazione della nota espressione foscoliana “corrispondenza di amorosi sensi”. Inoltre, ci si sofferma sulla funzione della tomba, che “riesce a ‘sostituire’ il contatto fisico e attraverso l’osservazione della lapide del defunto e attraverso il muto colloquio e il soave ricordo dei momenti vissuti insieme”.

Ma la morte è davvero una “livella”, come diceva il grande Antonio de Curtis (Totò, in arte)? Gli studenti rilevano che dalle lapidi risulta una “differenza sociale che la morte non è riuscita a colmare: gli appartenenti ai ceti umili, infatti, non sono ricordati con frasi celebrative, le tombe sono state distrutte e obliate dal tempo”. Eppure, nei fatti, scrivono ancora i ragazzi, “nella vita ultraterrena ogni differenza di ceto, sesso, razza e lingua non ha più alcun rilievo, mentre acquistano importanza gli autentici valori sui quali l’uomo fonda la propria vita, l’umiltà, l’altruismo, l’amor per il prossimo”.

Un insegnamento, quest’ultimo, da non dimenticare, che arriva a noi grazie alla sensibilità umana e culturale del professore Mario Casaburi. A lui, che il due novembre 2014 è passato all’altra “sponda”, nel regno dei morti, il nostro grato e riconoscente ricordo.

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