E se anche il cardinale Becciu avesse il diritto di difendersi?

di Luigi Mariano Guzzo

Il cardinale (che del cardinalato, però, non ha più i diritti) Becciu chiede il “diritto a difendersi”. Formalmente, ha rinunciato all’ufficio e il Papa ha accettato. Ma, in sostanza, ha fatto ciò che il Papa gli ha chiesto. In ballo sembra che ci siano interessi di natura economica, favori alla famiglia, peculato. Tutte indiscrezioni che leggiamo sui giornali. Perché ufficialmente – sia chiaro – dalla Santa Sede non esce nulla. Solo ufficialmente, per l’appunto.

Metto le mani avanti: non credo che distrarre i soldi destinati alle opere di carità per interessi personali sia un peccatuccio veniale. Tanto più se a commetterlo è un principe della Chiesa. Disposto a dare la vita per la Chiesa e per il Papa – così ci ricorda il colore rosso dell’abito -, ma non a rinunciare – a quanto pare – ai privilegi. Ma in questo caso non è in gioco soltanto la vicenda di un uomo di Curia. In fin dei conti, tutto passa, e anche questo caso presto lo dimenticheremo. Mi sembra che il tema di fondo sia, ancora una volta, che modello di Chiesa vogliamo, immaginiamo, sogniamo. Una Chiesa povera, certo. Su questo siamo tutti d’accordo. Ma ciò può realizzarsi senza una riflessione sulla tutela della dignità della persona umana, in quanto tale (di tutte le persone, poco importa che ci stiano più o meno simpatiche)? Secondo me no. Perché come Enzo Bianchi rivendica il diritto di difendersi dalle accuse di ingerenze di potere nella comunità; così anche il cardinale Angelo Becciu chiede la possibilità di difendersi dalle gravi accuse che gli si muovono contro.

La scelta di rimuovere dall’ufficio il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, comunicarlo attraverso una nota della Sala Stampa della Santa Sede, fare filtrare qualche notizia sui giornali, alimentare la gogna mediatica… sembrano (o sono?) quasi metodi inquisitori. La Chiesa mostra il suo volto, quello più duro. Ce ne stiamo accorgendo: c’è uno Stato in Europa – il Vaticano -, la cui legislazione dice di adeguarsi a quella degli Stati liberali, dove ancora si possono perdere “diritti” senza essere condannati e, da quanto ne sappiamo, formalmente indagati. E chi oggi critica il cardinale dicendo che meglio avrebbe fatto a scegliere il silenzio, dimentica che Becciu prima di essere un porporato è un uomo, la cui dignità deve essere tutelata e protetta dalla gogna a cui tutti noi ormai abbiamo già messo, lui e i suoi fratelli. Lo ripeto: non so se Becciu sia colpevole o innocente. Non lo posso sapere, d’altronde, perché un processo ancora non c’è stato, nonostante la pena Becciu la stia già scontando. Ma so per certo che la riforma della Chiesa passa dalla riforma delle istituzioni, prima ancora che delle persone. Anche da qui si comprende il solco quasi insanabile della Chiesa con la teoria dei diritti fondamentali. Forse Becciu ora capirà che quando le teologhe, i teologi della liberazione, i canonisti non curiali rivendicano più ampi margini di libertà nella comunità ecclesiale, lo fanno anche per lui (che, forse, nella sua storia personale non li ha mai rivendicati). Ma, perdonatemi, ad una Chiesa in cui il potere è forza, autorità, discrezione non riesco ad abituarmi. La necessità di una radicale conversione dell’istituzione si fa sempre più urgente. Altrimenti questa primavera ecclesiale non potrà mai sbocciare.

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