Papa Francesco autorizza l’apertura della causa di beatificazione di Giuseppe Cognata, il vescovo dell’oblatività

di Luigi Mariano Guzzo

Papa Francesco autorizza l’apertura della causa di beatificazione di mons. Giuseppe Cognata, S.D.B., Vescovo di Bova e Fondatore delle Salesiane Oblate del Sacro Cuore. A darne notizia è il Rettore Maggiore dei Salesiani, don Ángel Fernández Artime.

La decisione di Papa Francesco arriva ad un anno dalla pubblicazione del libro “Giuseppe Cognata, S.D.B. Un vescovo dei nostri tempi tra oblazione e santità” (Squillace, 2019), scritto da Vito Cesareo, già magistrato onorario, avvocato e vicepresidente della Federazione calabra Ex-allievi/e di Don Bosco, nonché per lungo tempo presidente diocesano di Lamezia Terme dell’Unione dei Giuristi Cattolici Italiani.

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Il vescovo Cognata (1885-1972), originario di Agrigento, appartenente all’Istituto dei Salesiani di don Bosco, eletto nel 1933 alla sede episcopale di Bova (Reggio Calabria) da papa Pio XI, viene rimosso e sospeso dalle funzioni e dalle insegne episcopali nel 1940 dal Sant’Uffizio, a seguito di calunnie da parte di tre suore (di cui due sarebbero risultate ritrattanti). Calunnie che pesarono, al tempo, sul conto del vescovo di Bova, in quanto Monsignor Cognata è anche il fondatore di un istituto religioso femminile, le Salesiane Oblate del Sacro Cuore di Gesù (che sarebbe stato approvato come istituto di diritto pontificio, nel 1962). Da queste accuse – oggetto, per la verità di un procedimento canonico sommario ed affrettato, come lascia intendere l’autore del libro – per il vescovo Cognata, privato della possibilità di esercitare il ministero episcopale, comincia una “quaresima” lunga 22 anni, nel nascondimento e nella preghiera, relegato in una casa salesiana di Castello di Godego (Treviso). Nel 1943 ha modo di incontrare e di perdonare una delle suore che lo aveva incolpato, pentitasi nel frattempo. Ma bisognerà aspettare fino al 22 febbraio 1962 per iniziare a scorgere la luce: in questa data papa Giovanni XXIII, tramite un provvedimento di grazia, reintegra Cognata nel servizio episcopale. Nel 1963, poi, papa Paolo VI gli attribuisce la sede titolare di Farsalo, permettendogli così di partecipare anche ai lavori del Concilio Vaticano II. A riguardo, una bella fotografia, che si trova sfogliando il libro di Cesareo, immortala Cognata vicino al giovane vescovo di Vittorio Veneto Albino Luciani (che nel 1978 siederà sulla cattedra di Pietro con il nome di Giovanni Paolo I, soltanto per trentatré giorni).

E’ interessante osservare che la denominazione della causa di beatificazione, autorizzata da Papa Francesco, fa riferimento a Cognata come vescovo di Bova e non come vescovo di Farsalo, cioè l’ultima sede di cui è stato titolare. Pare sottolinearsi, in tal modo, l’ingiusta rimozione dalla sede di Bova, che Cognata ha vissuto con spirito di cristiana accettazione. Insomma: può dirsi che Cognata ritorna (finalmente) a Bova. Un’intuizione che si profila nelle stesse pagine del volume di Cesareo che scrive: “vedo il Don Giuseppe Cognata come il Vescovo emerito di Bova alla cui realtà ecclesiale e sociale Egli ha guardato con atteggiamento di servizio”.

Ma questo libro, dedicato a Papa Francesco e a tutti i vescovi della Calabria, non è una biografia, bensì una testimonianza su un vescovo che ha offerto le sue sofferenze, per amore di Dio e del prossimo. D’altronde, non va trascurato che l’autore nutre un forte legame spirituale verso Cognata, che ha pure avuto modo di conoscere di persona nel 1965 a Macerata, presso il Liceo classico salesiano (da una testimonianza presente nel libro, una suora oblata riferisce quanto il vescovo ricordasse con affetto quell’incontro).

La presentazione del volume è a firma dell’arcivescovo emerito di Catanzaro-Squillace Antonio Cantisani, già presidente della Conferenza Episcopale Calabra, il quale sottolinea come in questo volume siano messe in risalto quelle “linee di autentica spiritualità, irrinunciabili per chiunque voglia vivere sul serio la vocazione ad essere santo”.

Ad onor del vero, nelle pagine del volume di Cesareo la vicenda giudiziaria ed ecclesiale di Cognata rimane quasi del tutto sullo sfondo. All’autore interessa soprattutto porre in evidenza il modo in cui questo vescovo ha vissuto, con pazienza ed evangelica perseveranza, le virtù della fede, della speranza, della carità, sempre in comunione con la Chiesa, e attento alle fasce più deboli e svantaggiate. É un uomo “votato a fare non la propria volontà, ma quella del Dio, Signore della storia”. Un vescovo dell’oblatività, “testimone del Cristo Morto e Risorto, vittima volontaria di espiazione e segno tangibile dell’Amore di Dio”, come viene definito da Cesareo, che lo qualifica anche quale “vescovo della chiamata e dell’ascolto” e “vescovo missionario”.

Ma soprattutto, dal libro ne esce fuori il ritratto di un vescovo pienamente salesiano, nel solco dell’insegnamento di San Giovanni Bosco, perché pone al centro del suo programma pastorale, nella diocesi di Bova, la presenza di un oratorio in tutte le parrocchie, così da guardare con particolare attenzione alla formazione delle generazioni più giovani. Quella di Cognata è, in altre parole, una testimonianza di missionarietà sociale, tanto che anticipa gli indirizzi pastorale del Concilio Vaticano II, al quale, poi – come abbiamo detto – parteciperà, e appare oggi, a tutti noi, come un autentico precursore della “Chiesa povera e per i poveri” che segna il programma del pontificato di papa Francesco. Come scrive Cesareo, Cognata appare “vicinissimo” a Papa Francesco, in quanto è

“in sintonia con il grido dei tanti che guardano alla sede di Pietro, cercando giustizia e solidarietà, quella giustizia e solidarietà offerta a piene mani dal Vescovo di Bova, oggi ancora attuale per il suo essere stato il Pastore di una Chiesa povera, forse la più povera d’Italia, lontana dai centri che contano”.

Per l’attualità del messaggio del vescovo Cognata non possiamo che riprendere le parole di Cesareo:

“La vita di Mons. Cognata parla ancora al nostro cuore di uomini e di cristiani. Ha da comunicare qualcosa di molto grande a questa nostra terra di Calabria, così martoriata da lotte sociali di ogni genere… all’Episcopato calabrese ed italiano innanzi tutto, così impegnato nella promozione della solidarietà e della giustizia; ai sacerdoti delle nostre chiese locali, oggi più che mai chiamati ad un servizio mirato per ‘un umanesimo plenario’, sull’insegnamento dei Pontefici ed in particolar modo su quello di Paolo IV; ai laici c.d. impegnati ed addetti ai lavori… quelli che nascendo dal Concilio, avvertono chiara la vocazione ad essere voce di speranza; agli amministratori della città dell’uomo… a quelli che avvertono le urgenze sociali ed anche a quelli che ancora le ignorano”.

Insomma, questo libro rappresenta un testo fondamentale per scoprire la spiritualità del vescovo Cognata. Sulla ingiusta vicenda giudiziaria che l’ha riguardato c’è ancora una coltre di silenzio, ma probabilmente la recente apertura dei documenti riguardanti il pontificato di Pio XII aiuterà a fare finalmente chiarezza su questa vicenda. Per intanto, l’apertura del processo di canonizzazione e, quindi, il riconoscimento formale di Cognata come vescovo di Bova sembra dare giustizia ad una triste pagina di storia ecclesiale. Come scrive in una lettera l’arcivescovo di Reggio Calabria – Bova, Giuseppe Fiorini Morosini, il provvedimento di Papa Francesco rappresenta “prima di tutto una dichiarazione di innocenza di Cognata”. A questo scopo, il volume di Vito Cesareo è una miniera di informazioni da cui attingere. La verità ha sempre l’ultima parola e, d’altronde, come annota Cesareo, “certe situazioni si capiscono solo amando la Chiesa”. Tra corsi e ricorsi della storia. Tutto lascia intendere che la vicenda del vescovo Cognata sarà oggetto di ulteriore interesse da parte dell’autore del libro. E nel frattempo auspichiamo che il Santo Vescovo di Bova possa salire, in tempi che non siano lunghi, agli onori dell’altare.

Il Quotidiano del Sud, 21 aprile 2020

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