Miryam e Yasū nel Corano. Segno per le genti e parola di verità, per un Natale inclusivo

di Luigi Mariano Guzzo

Il Natale è esperienza di Alterità. Di quell’Alterità che si fa altro, carne, donna e uomo, sorella e fratello. Senza alcuna barriera cultura, etnica e, tanto più, religiosa. E’ interessante, quindi, riscoprire, il messaggio del Natale proprio a partire dal quanto la rivelazione islamica ci dice a proposito di Miryam e di Yasū. Siamo convinti, infatti, che la Miryam e il Yasū del Corano hanno qualcosa da dire a chi, in queste ore, si preparare a celebrare il Natale.

Nella sura 19 il Corano presenta Yasū come “segno per le genti” e come “parola di verità di cui essi dubitano”. E nella sura 23 si ribadisce: “abbiamo fatto del figlio di Miryam e di sua madre un segno”.

Nel Corano la stessa nascita del figlio di Miryam è un evento che rompe gli schemi dell’ordinario, per come narrata nella sura 19. L’annuncio dell’Angelo, inabitato dello Spirito divino, a Miryam è raccontato nei seguenti termini:

“[16] E rammenta nel Libro Miryam, quando si appartò dalla famiglia in un luogo a oriente. [17] Ella mise una cortina fra sé e loro. Noi le inviammo il Nostro Spirito, che per lei si fece simile a un uomo. [18] Disse: “Mi rifugio da te presso il Misericordioso, se sei timorato”. [19] Disse: “Io sono solo un inviato dal Signore per donarti un figlio puro”.

E ritroviamo nel racconto coranico quella domanda da parte di Miryam che è dubbio, trepidazione, stupore:

“… Come potrò avere un figlio, se nessun uomo mi ha toccata e non sono dissoluta?” [20]. E l’Angelo risponde: “Così sarà! Il Signore ha detto: ‘Ciò mi è facile, e faremo di lui un segno per le genti, e una misericordia da parte Nostra’. E’ cosa già decisa” [21].

Ci sono almeno altre due testimonianze nel Corano in  merito al concepimento verginale di Maria:

“E quella che aveva preservato la sua vulva. Insufflammo in lei uno spirito proveniente da Noi e facemmo di Lei e di suo figlio un segno per i mondi” (sura 21, 91).

“E Maria, figlia di Imran, che preservò la sua vulva. Noi abbiamo insufflato in lei del nostro Spirito; ella dichiarò veridiche le Parole del Signore e i Suoi libri; e fu devota” (sura 66, 12)

Di Miryam il Corano, nella richiamata sura 19, ci consegna in pienezza tutto il suo essere donna e madre, finanche con i dolori del parto:

“[22] Ella rimase dunque incinta e si allontanò con lui in un luogo appartato. [23] Ebbe le doglie accanto al piede di una pala e disse: “Fossi morta prima che ciò avvenisse! E fossi dimenticata come cosa che si dimentica!”.

Ma si manifesta subito la dimensione consolatrice dello Spirito paraclito:

“[24] Allora la chiamò da sotto di lei: “Non affliggerti. Il Signore ha posto un nobile sotto di te; [25] e scuoti verso di te il tronco della palma: farà cadere su di te datteri maturi da raccogliere. [26] Mangia dunque e bevi, e il tuo occhio si rallegri”.

La rivelazione islamica, com’è noto, prende le distanze dalla fede nell’incarnazione di Dio nell’uomo, ma la sura 15 descrive la creazione di Yasū, dinnanzi al quale anche gli angeli devono prostrarsi:

“[28] E quando il Signore disse agli Angeli: ‘Creerò un uomo d’argilla secca, estratta da un fango malleabile, [29] e quando l’avrò formato e gli avrò insufflato del Mio spirito, cadete prosternati davanti a lui”.

Un’ulteriore testimonianza dell’importanza del Natale di Yasū è nella sura 5:

“[110] E quando Dio dirà: ‘O Gesù figlio di Maria, rammenta i Miei benefici su di te e su tua madre, quando Io ti confermai con lo Spirito di Santità. Nella culla parlavi alle genti, e in età matura’”.

Insomma, in questa versione coranica del Natale di Miryam e di Yasū c’è la presentazione dell’evento come straordinario, il concepimento verginale, l’umanità della donna con i dolori del parto, l’intervento misericordioso del Signore tramite la consolazione dello Spirito paraclito, di cui l’Angelo è inabitato.

Ma soprattutto c’è la culla. Quella culla che parla alle genti, che si fa segno per tutti, che si rende parola del Dio misericordioso. Con un messaggio per davvero universale: “a quelli che credono e compiono opera buona il Misericordioso accorderà amore. Null’altro” (sura 19, 96-97).

Auguri, quindi, di un Natale di verità e di amore. Un Natale che sia, per davvero, inclusivo.

gesù nel corano

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