Il vescovo e Mamma Natuzza

di Luigi Mariano Guzzo

È un atto coraggioso quello del vescovo Luigi Renzo che l’altro ieri ha firmato il decreto di revoca del riconoscimento dello Statuto della Fondazione  “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”. Coraggioso, per l’appunto, perché  sembra scardinare i radicati e , al contempo, delicati equilibri e rapporti di forza che si sono sedimentati intorno alla figura della mistica di Paravati. Sia chiaro, con questo provvedimento non è in discussione il rispetto per l’eredità spirituale di Mamma Natuzza (il cui iter per il riconoscimento canonico della santità è nella sua fase diocesana). Il baricentro della riflessione, piuttosto,  deve spostarsi su tutte quelle strumentalizzazioni (economiche, politiche, sociali…) che possono crearsi sotto il nome di Mamma Natuzza. Strumentalizzazioni di cui la Chiesa deve  prendere le distanze.

D’altronde, la natura privatistica della fondazione non può comportare che la gestione delle attività di religione e di culto sia un affare privato. Che poi era quello che ribadiva  lo stesso vescovo Renzo nella proposta – non accettata dal Cda della Fondazione- di modifica dello Statuto: esprimere chiaramente che le attività di culto  sono di competenza dell’autorità ecclesiastica, a garanzia del carattere pubblicistico dello stesso culto, nonostante la proprietà del Santuario rimanga nella disponibilità patrimoniale della Fondazione. È semplicemente l’attuazione di un principio di diritto canonico. È la riproposizione nell’ordinamento della Chiesa del principio romanistico che ad essere “incommerciabile” non  è la res sacra in sé, bensì il carattere sacro della stessa res. È quanto recepisce pure il Codice civile italiano che prevede all’art. 831 il particolare strumento del “vincolo di destinazione di culto” per gli edifici aperti al culto cattolico. Nulla di eccezionale, insomma.

Il provvedimento, quindi, è a tutela degli interessi di una comunità di fedeli che riconosce nella vicenda spirituale di Natuzza una esemplare testimonianza cristiana. Questa decisione del vescovo Renzo ci riporta così ad una dimensione più evangelica di vivere la fede tra le speranze e le ferite della nostra terra. Il rischio, altrimenti, sarebbe stato quello di rendere Paravati un luogo di business religioso in mano a pochi privati. Ma Gesù i mercanti dal tempio li ha scacciati… per non fare della fede un crocevia di interessi privati sulla sensibilità religiosa delle persone.

Editoriale pubblicato su Il Quotidiano del Sud, nell’edizione del 3 agosto 2017, p. 1 e p. 15.

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